sabato 21 marzo 2009

Giro dell'isola d'Ischia

Un giro dell'isola in barca è un emozione da non perdere. Il percorso, di circa 30 mgl, dura mediamente 2 ore.

Castello Aragonese - IschiaLasciando il porto d'Ischia si procede verso la parte nord orientale dell'isola, subito a dritta, scorre dolcemente la spiaggia di S. Pietro e il Lido d'Ischia, una combinazione di spiagge, pinete, alberghi tutto miscelato delicatamente.


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1^ tappa il Castello Aragonese, antica fortezza spagnola. Sfiorarlo è uno spettacolo veramente unico e di grandissima suggestione.
Appena superato il Castello, senza il tempo di prendere fiato, si nota sulla destra una serie di scogli noti come gli di Scogli di S. Anna. Tra questi scogli ed il Castello Aragonese si svolge, il 26 luglio, la festa di S. Anna con la nota gara di imbarcazioni allegoriche in rappresentanza di tutti i comuni dell'isola..


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Subito a seguire la spiaggia di Carta Romana, superata la quale la costa diventa alta e rocciosa.
Si prosegue verso la grotta del Mago, poi P. San Pancrazio dove le rocce sono di un color chiaro, sembra quasi di essere in un'altra isola del Mediterraneo.


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Passato Capo Grosso e Punta della Signora compare la Spiaggia dei Maronti, mentre la costa si è addolcita tutt'ad un tratto. Quella dei Maronti è la spiaggia più lunga dell'intera isola ed è caratterizzata da acque profonde.
Sullo sfondo un piccolo promontorio, è la Torre di S. Angelo attaccata al caratteristico borgo di S. Angelo.


S. Angelo d'Ischia - Serrara FontanaLasciato S. Angelo la costa diventa nuovamente aspra, ma ad un tratto si apre un varco, un piccolo fiordo, la baia di Sorgeto, dove è possibile fare il bagno in mare anche nei periodi di bassa stagione grazie alle sorgenti di acqua calda.
Osservando con attenzione la costa a picco sul mare si possono scorgere scogli dalle forme decisamente impensate come quella del Piede del Gigante.

Poco dopo, oltrepassata la Baia, si passa al fianco di un imponente scoglio chiamato la Nave di Ulisse, poi Punta Imperatore che, con Punta S. Caruso, abbraccia il comune di Forio. Qui la costa si addolcisce nuovamente.
La spiaggia di Citara appare in tutta la sua bellezza, così come la spiaggia Cava dell'isola.

Procedendo verso nord, si notano due grandi scogli tufacei affiancati, sono gli Scogli degli innamorati poi lo scoglio del Luorio.
Subito dopo su un'estrema punta a picco sul mare, una tra le più antiche e belle chiese dell'isola, la chiesa della Madonna del Soccorso costruita nel 1400.
Lasciata la chiesa spunta il porto, dove sul suo sfondo è ben visibile tra l'abitato una torre, il Torrione, simbolo di Forio, chiamato anche il comune del Torrione.
Sulla destra proseguendo la Chiaia, la spiaggia di S. Francesco, Punta Caruso fino a che l'attenzione è attirata da una nuova insenatura, è la baia di S. Montano, nel comune di Lacco Ameno, caratterizzata da sabbia fine e basso fondale. Qui, si narra, sbarcarono e trovarono riparo i Greci...

S. Angelo d'Ischia - Serrara FontanaLa motonave si dirige quindi verso il lido di Lacco Ameno, sorpassa il Monte Vico e si apre un nuovo scenario, Lacco Ameno e Casamicciola Terme sovrastati dal Monte Epomeo.
Il lido è caratterizzato da un singolare scoglio dalla forma di un fungo.

Lasciato Lacco Ameno, proseguendo la circumnavigazione dell'isola, si arriva a Casamicciola Terme, cittadina termale per eccellenza. È ben visibile il porto e sullo sfondo la piazza principale del paese, il palazzo comunale (in rosa) sulla collinetta, proseguendo, la Parrocchia di S. Antonio, a picco sul mare, i Bagnitelli, le Terme di Castiglione e la spiaggia degli Inglesi nuovamente nel comune di Ischia.

Si è giunti alla fine di quest'avventura, il bilancio è decisamente positivo, l'isola offre paesaggi mutevoli e senza dubbio molto suggestivi.



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mercoledì 11 marzo 2009

Ischia, periodo di grandi offerte-ricomincia la stagione turistica



Ciao Ragazzi. E' appena iniziato marzo e la mia bellissima isola di Arturo, con l'apertura di alberghi e ristoranti, si è improvvisamente riempita! Dopo un inverno davvero nero, pare che la magnifica isola verde abbia ricominciato a vivere.
Certo quando non ci sono turisti non è che poi sia brutto stare qui!!!! In fondo siamo 60.000 abitanti. Ebbene si può dire che Ischia è una piccola città!
E ora con la stagione turistica aumentiamo incredibilmente.


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Visto il periodo di grande crisi, che si stà sentendo un pò dovunque e soprattutto nelle località turistiche come Ischia, alberghi, anche i più rinomati, pensioni, ristoranti, stanno abbassando i prezzi, anche di molto.Cercando di incoraggiare i turisti a venire a trascorrere qui giornate magnifiche.
Ma credo che anche se non ci fossero grandi offerte Ischia vale la pena prima o pi di essere visitata..
Leggete la storia di Ischia, guardate le foto e ditemi se non è un vero e proprio paradiso da scoprire...


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martedì 10 marzo 2009

Turismo e cure termali

Il turismo sull’Isola d’Ischia ha una lunga e apprezzata tradizione.
Visitatori e ospiti sono sempre venuti sull’Isola d'Ischia per godere i benefici della sua ricchezza di acque termali.
Piacevole è anche la bellezza della natura di quest'isola sempre verde e l’ospitalità degli abitanti.
Nel corso degli anni l’Isola d’Ischia si è adattata in maniera eccellente ai suoi ospiti ed è turisticamente molto aperta.



attacchi snow





Ristorante
Pernottamenti C’è un’ampia offerta di possibilità di pernottamento in uno dei numerosi hotel, in un residence, o in un appartamento, con offerte vacanza molto interessanti.




Offerte rilasso
Corpo

Spirito Ci sono diverse proposte per il rilasso sia del corpo (passeggiate, impianti sportivi, sport acquatici, ecc.) che dello spirito (gite culturali, gite geologiche, musei, concerti, ecc.)

Museo
Gastronomia C’è una molteplice offerta di ristoranti, bar, cantine che viziano il vostro palato.


Servizi pubblici C’è una ben estesa rete di trasporti pubblici che rende possibile raggiungere tutti i punti dell'Isola d'Ischia anche senza auto.



Bus di linea
Collegamenti marittimi Ci sono anche frequenti collegamenti marittimi con la terraferma e con le isole vicine.



Cure termali a Ischia Terme: le Terme dell'isola di Ischia

La storia plurimillenaria dell'isola d'Ischia ed i risultati delle ricerche effettuate sulle Terme di Ischia, nel suolo e nel sottosuolo, dagli esperti di geologia, vulcanesimo ed archeologia testimoniano, sia pure da prospettive diverse, l'importanza del suo patrimonio idro-minero-termale.
Questa sezione contiene un interessante ricostruzione storica del fenomeno del termalismo con particolare riferimento alle terme di ischia.



Terme Ischia -
Le prime testimonianze dell'utilizzazione dell'acqua per fini diversi dalla mera sopravvivenza risalgono a circa 3500 anni prima dell'era cristiana e sono state localizzate in Persia, in Egitto ed in altri paesi arabi. In Europa l'uso del bagno caldo e la costruzione di appositi ambienti si diffusero dapprima in Grecia, già in età cretese-minoica (II° mill. a.C.), per poi svilupparsi nel corso dell'età micenea (1300-700 a.C.) ed ancor più nel periodo della Grecia classica e nell'età ellenistica

Le Terme ad Ischia
Ischia Terme - Le caratteristiche geomorfologiche di Casamicciola Terme e dei Comuni confinanti di ischia terme, come pure la qualità e la varietà delle acque termo-minerali che si concentrano in numerosi bacini, le peculiarità dei fanghi termali e la persistente attività delle fumarole, testimoniano ancora oggi l'origine vulcanica di Ischia.
Ischia è emersa dal mare molti millenni prima che vi approdassero, nell'VIII secolo avanti Cristo, i colonizzatori provenienti da alcune regioni della Grecia. Dallo studio dell'evoluzione geologica, della storia, dell'archeologia e delle fonti classiche riguardanti Ischia si apprende che, fin dalle origini, l'uomo è stato attratto dalla particolare fertilità del suolo e dalle acque calde che si potevano raccogliere ed utilizzare in vari modi.
I risultati terapeutici ottenuti con il loro uso erano, a quell'epoca, talmente inspiegabili da essere addirittura attribuiti al potere di alcune divinità. La frequenza e la forza particolarmente distruttiva delle eruzioni dei vulcani ischitani , fa comprende perché, in epoca romana , mentre nelle principali città dell'Impero, le Thermae raggiungevano il culmine della diffusione, del fasto e della funzionalità,ad Ischia non siano state trovate neppure tracce di edifici finalizzati all'utilizzazione delle sorgenti di acque calde e delle fumarole.
Presso la fonte di Nitrodi terme ischia, nell'attuale Comune di Barano sono state trovate alcune metope, cioè tavolette con bassorilievi, recanti iscrizioni votive alle ninfe cui era dedicata la sorgente, attualmente conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Gli effetti catastrofici derivanti dal susseguirsi di eruzioni e di eventi tellurici anche nell'età medievale, costituirono, ancora una volta, l'ostacolo primario alla costruzione di strutture dove utilizzare al meglio le risorse termali di cui l'isola era ricca.
Col passare del tempo migliaia di infermi tornarono a ricorrere fiduciosi alle cure termali delle quali, nell'isola di Ischia, così come nel resto d'Italia, la fama preesistente aveva lasciato un certo ricordo Col passare del tempo ed il conseguente approfondimento delle conoscenze chimiche e fisiche, il patrimonio termale dell'isola d'Ischia è stato sempre più studiato, conosciuto ed apprezzato, così da raggiungere, già dal 1700, la massima rilevanza europea, favorita sia dalla divulgazione delle prime opere scientifiche pubblicate sull'argomento, sia dalla più capillare informazione derivante dai resoconti e dai diari di quei viaggiatori, colti e curiosi, che includevano Ischia tra le principali tappe del loro Grand Tour in Italia. In quest'epoca, gli stabilimenti termali sono ampliati e potenziati, così le stazioni di cura, di solito site in centri molto ameni, costituiscono tappe obbligate negli itinerari del Grand Tour che attira in Italia, sempre più numerosi, i viaggiatori, colti e curiosi, provenienti dal resto d'Europa I loro resoconti costituivano la più apprezzata testimonianza dei reali benefici delle cure termali e della bellezza dei paesi italiani dove ancora rimanevano evidenti i segni lasciati dalla civiltà romana. Il Grand Tour, ovvero Voyage d'Italie o Italienische Reise, diventa famoso non solo per la notorietà di alcuni viaggiatori provenienti da tutta Europa, ma anche per i loro diari, redatti sia in forma letteraria che figurativa.
CURE TERMALI - Ischia si identifica con la mitezza del clima, la bellezza dei paesaggi e l'efficacia delle cure termali. L'articolo evidenzia le proprietà terapeutiche delle acque termali dell'isola d'Ischia e il loro uso nella cura di determinati gruppi di patologie.
Curarsi con le acque termali e i fanghi

Per quanto riguarda le acque, è opportuno che si sappia che esse sono tutte termali o ipertermali, cioè calde o molto calde e, nello stesso tempo, minerali, cioè molto ricche di sali. Nonostante la loro diversità , sottolineata nella descrizione delle singole sorgenti, presentano alcune caratteristiche comuni che possono essere così sintetizzate:
1) la presenza di sodio, cloro, potassio e calcio
2) la presenza di zolfo, sotto forma di solfati e solfuri
3) la presenza di oligoelementi,
4) la radioattività naturale
5) la temperatura.


Tutti questi fattori coesistono, sia pure in proporzioni che variano da sorgente a sorgente. A seconda della predominanza dell'uno o dell'altro,se ne consiglia l'uso in determinate patologie. Le singole acque termali, ed ancor più i fanghi di Ischia sono considerati utilissimi nella terapia termale eudermica". Il Ministero della Sanità, che adesso è denominato Ministero della Salute, periodicamente aggiorna l'elenco delle patologie che possono trovare reale beneficio dalle cure termali. Nell'ultimo elenco approvato (contenuto nel Decreto 15 dicembre 1994) si legge che con "i mezzi di cura termale" e cioè bagni, docce, fanghi, inalazioni ecc. si possono curare numerose malattie, individuate per genere e specificate in dettaglio.
Esse sono: malattie reumatiche quali : 1) osteartosi ed altre forme degenerative .2) reumatismi extra articolari
malattie delle vie respiratorie, quali 1) sindromi rinosinusitiche bronchiali croniche 2) bronchiti croniche semplici o accompagnate a componente ostruttiva ( con esclusione dell'asma e dell'enfisema avanzato,complicato da insufficienza respiratoria grave o da cuore polmonare cronico)
malattie dermatologiche, quali: 1) psoriasi (esclusa la forma pustolosa,eritrodermica) 2).eczema e dermatite atopica (escluse le forme acute vescicolari ed essudative 3).dermatite seborroica ricorrente
malattie ginecologiche, quali : 1).sclerosi dolorosa del connettivo pelvico di natura cicatriziale o involutiva 2).leucorea persistente da vaginiti croniche aspecifiche o distrofiche
malattie otoriniche, quali: 1).rinopatia vasomotoria 2) faringolaringiti croniche 3).sinusiti croniche 4).stenosi tubariche 5).otiti catarrali croniche 6).otiti croniche purulente non colesteatomatose
malattie dell'apparato urinario, quali : 1).calcolosi delle vie urinarie e sue recidive
malattie vascolari, quali: 1).postumi di flebopatie di tipo cronico
malattie dell'apparato gastroenterico, quali: 1).dispepsia di origine gastroenterica e biliare 2). sindrome dell'intestino irritabile nella varietà con stipsi.

Geologia dell'Isola

La storia eruttiva e tettonica dell’isola di Ischia è molto complessa e l’età rilevata dei materiali vulcanici risale a 150.000 anni fa. L’attività vulcanica dell’isola di Ischia comprende due distinti cicli: il primo sviluppato tra 150.000 e 75.000 anni fa, il secondo ciclo ha inizio con la grande eruzione che generò il tufo verde del monte Epomeo ed è caratterizzato da consistenti movimenti verticali che coinvolgono la parte centrale dell’isola. A queste attività vulcaniche vanno aggiunti i fenomeni vulcano-tettonici e quelli connessi all’azione di agenti esogeni i cui effetti si traducono in azioni di erosione, trasporto e sedimentazione dei materiali piroclastici sciolti. Il modello idrogeologico comunemente accettato prevede l’esistenza di due falde basali sovrapposte (3): quella sottostante, alimentata da acque di ingressione marina, di conseguenza ad elevato contenuto salino, delimitata superiormente da una superficie concava verso l’alto e l’altra di alimentazione piovana, quindi meno mineralizzata, che “galleggia”, perché meno densa, sulla prima e che è delimitata superiormente da una superficie convessa, in quanto aumenta di spessore dalla costa verso il centro dell’isola. La zona di contatto tra le due è caratterizzata da una fascia di diffusione in cui le acque assumono chimismo intermedio. Lo spessore di tale fascia varia da zona a zona e nella stessa zona può variare nel corso dell’anno. Tali variazioni sono dovute alla diversa intensità delle precipitazioni. Le precipitazioni massime si verificano nel bimestre novembre-dicembre, mentre quelle minime nel trimestre giugno-agosto. Il riscaldamento delle acque ha luogo per conduzione (trasferimento di calore per contatto tra le acque e le rocce calde dell’acquifero), ma soprattutto per convenzione a seguito dei moti circolatori attraverso il reticolo fissurale (faglie e fratture beanti) innescati da squilibri termici.







Ischia

La bellissima Isola d'Ischia, meta ambita per vacanze meravigliose, in alberghi bellissimi, ma anche tanta storia da scoprire....

Le Terme dell'Isola d'Ischia
Ischia le Terme, i centri benessere ed i parchi termali
L'Isola d'Ischia, già ricchissima di sorgenti di acque termali dalle innumerevoli virtù terapeutiche, rinomata nel mondo per le Terme di Ischia, gode anche di una fortunata collocazione geografica che assicura all'intero territorio isolano condizioni climatiche ed ambientali ideali per ritemprare il corpo e lo spirito. Ischia e le sue terme, o meglio, le Terme di Ischia, le sorgenti termali, i parchi termali, i centri benessere, in un ambiente composto dalle balze rocciose dell'Epomeo, dalle dolci colline coltivate a vigneto, dalle riposanti pinete, la fresca brezza marina, le spiagge ed i tanti, suggestivi, panorami fanno dell'antica terra di Inarime una sorta di dolce giardino incantato dove godere degli effetti benefici delle fonti dell'eterna giovinezza.

La storia di Ischia

L’isola per sua natura geografica è sempre stata in una posizione defilata rispetto ai grandi avvenimenti italiani, ma conoscerne lo sviluppo nel tempo è ugualmente interessante perché spesso la storia locale ha le sue pagine movimentate e guerresche, e perché andare a scavare nei piccoli cassetti di una casa aiuta a comprendere molte cose suoi abitanti; così anche seguire il lento scorrere della vita di provincia serve ad avere un quadro esatto della storia della mentalità di un popolo. Il medioevo ischitano: Con l'arrivo e l'insediamento dei Longobardi in Italia, l'isola entrò a far parte, con i ducati di Gaeta, Napoli, Amalfi e Sorrento, "dell'estrema periferia dell'Impero Bizantino".

Nel 588, l'imperatore Maurizio ne concesse il dominio diretto a Napoli e, nel 661, l'isola ebbe un governatore proprio con il titolo di Conte, alle dirette dipendenze del Ducato di Napoli. I ritrovamenti archeologici hanno accertato la presenza di impianti di fabbriche di terrecotte ("ceramica bizantina"), di qualche officina metallurgica. Il paesaggio ischitano era però soprattutto rurale, pressappoco come nel periodo romano, con insiemi frammentari di proprietà che prendevano la denominazione di "fondo", seguito dal nome del proprietario, "vico", "luogo", "villa", "casale"..., di cui restano tracce nella toponomastica attuale. I proprietari, in questo periodo, erano la Chiesa e cittadini napoletani.

Nel 598 papa Gregorio Magno interviene per la tutela dei diritti dei napoletani. Nella lettera usa l'espressione "de insulis" per indicare l'isola e l'isolotto del castello. Questo testimonia che per l’isola non esiste più un nome proprio (Pithekoussai, Aenaria), ma il nome comune "insula" che, per evoluzione fonetica spontanea, passerà a "isla" e, infine, a "Ischia". Nel IX secolo, l'isola subisce continue e ripetute incursioni saracene e, nell'812, il papa Leone III invia una lettera a Carlo Magno per raccomandargli le sorti degli abitanti di "Iscla Maior", cioè, dell'isola grande. L'isolotto del castello, "Insula Minor o "Gerone", era ormai fortificato, "kastron", e nel 991 poté resistere vittoriosamente ai Saraceni. Gli insediamenti aperti, cioè non difesi, erano detti "khorìa", termine da cui quasi certamente deriva il toponimo Forio.

Un documento del 1036 offre molte informazioni sull'isola, anche se non tutte sono state recuperate. Il Conte Marino e sua moglie Teodora, che avevano fatto costruire un piccolo tempio in onore di Santa Restituta sulle rovine dell'antica basilica paleocristiana alle falde di Monte di Vico, lasciarono tutti i beni che possedevano nelle odierne Lacco Ameno, Casamicciola, Fontana, Barano e sul Castello, al convento e alla chiesa di Santa Maria, condotti da monaci benedettini e situata sul monte Cementara (oggi Cimmiento) nell'odierna Lacco Ameno. Il documento ci informa anche dell'esistenza di altri due conventi, uno a Sant'Angelo e l'altro a Testaccio. Nel 1228 si ha notizia di un terribile terremoto distrusse "molte ville...con la rovina e morte di ben 700 persone".

Nel periodo in cui Ischia appartenne alla Sicilia (1287-1299) è ambientata la sesta novella della quarta giornata del Decamerone, in cui Giovanni Boccaccio narra il rapimento, da parte di marinai siciliani, di Restituta Bulgaro, una bellissima giovinetta ischitana, che viene poi liberata dal suo giovane innamorato, nipote di Giovanni da Procida. Le ricerche di Salvatore Fodale hanno, d'altra parte, attestato la presenza di numerosi ischitani in Sicilia, confermata anche, nella toponomastica palermitana, dal nome di un cortile detto degli Ischisani. In questo periodo compaiono toponimi di villaggi restati inalterati fino ad oggi, mentre altri ci sono ancora oscuri. Il Castello comincia ad assumere la propria funzione di protezione rispetto ai casali sparsi; si sviluppò il centro Borgo Mare o Borgo Celsa (l'odierna Ischia Ponte), ove, fra l'altro, sorge il complesso del convento agostiniano di Santa Maria della Scala.

Durante il conflitto aragonesi-angioini l’isola, ed il castello in particolare è teatro di scontri. Pietro III, promettendo aiuti, aveva invitato anche gli Ischitani a ribellarsi agli Angioini, ma solo nel 1297 l'ammiraglio Ruggero Loria poté impossessarsi del Castello. I tentativi degli Angioini per riprendersi l'isola furono contrastati dall'ischitano Piero Salvacossa, ma lo stesso ne trattò la resa nel 1299. Carlo II d'Angiò gli concesse ufficialmente il perdono, come "a tutti gli abitanti di Ischia che si erano ribellati insieme a lui e avevano aderito agli Aragonesi". Concesse anche che l'isola restasse demaniale in perpetuo. Per la sua posizione strategica il Castello fu fortificato ancor più e vi sorsero anche case patrizie. Carlo fece, inoltre, costruire un porto ai piedi del Castello per la flottiglia militare e mercantile, con bacino di carenaggio e cantiere. Gli uomini di Ischia erano padroni di una numerosa flotta, la cui presenza è testimoniata nei porti, fra tanti altri, di Venezia, Bari, Palermo, Pantelleria, Roma, Tunisi, Libano. Vascelli ischitani trasportarono, inoltre, vettovaglie e soldati a Tunisi per il re di Francia, Luigi IX il Santo.

Nel gennaio 1301 (o 1302) vi fu l'eruzione, detta di Fiaiano, terribile e prolungata, "che distrusse ogni segno di presenza umana lungo la traiettoria della colata lavica". Quando tutto si placò, gli abitanti ritornarono e, per lo più, si insediarono nel Borgo Mare, intorno al convento dei Frati Agostiniani, dove l'abitato si andava sempre più infittendo.

Nel 1320, fu ospite del Castello il re Roberto d'Angiò, principe dotto e protettore delle lettere, che accolse alla sua corte Petrarca e Boccaccio. Era accompagnato dalla moglie Sancia e da dignitari. Fu ricevuto con grande sfarzo dal governatore conte Cesare Sterlic. Quando la dinastia angioina si estinse, seguirono le immancabili lotte di successione, e Ischia fu più volte il terreno di queste lotte. Già per la successione di Giovanna I era stata occupata da Carlo Durazzo; sul monte Rotaro era avvenuta la battaglia fra le truppe di Ladislao Durazzo e quelle di Luigi II d'Angiò. Il Castello d'Ischia compendia tutte le tappe dell'ascesa di Alfonso d'Aragona al trono di Napoli. Caduto in disgrazia della regina Giovanna II, che pur lo aveva adottato, Alfonso nel 1423 riparò a Ischia e la saccheggiò, perché la riteneva troppo fedele alla regina. Questa riuscì a riprendere l'isola con l'aiuto d'una potente flotta genovese che saccheggiò e devastò l'isola intera.

Nel 1438, Alfonso d'Aragona, aiutato da Michele Cossa, signore di Procida, che aveva un grande ascendente sugli abitanti di Ischia, espugnò, correndo il pericolo di morire annegato, il Castello, difeso soprattutto dai seguaci di Giannozzo Manocia, favorevole agli Angioini. Alfonso mandò in esilio i difensori e costrinse le loro mogli e figlie a sposare i 300 catalani, suoi fedeli, ai quali diede la fortezza. Divenuto re, donò l'isola alla sua favorita, Lucrezia d'Alagno di Torre del Greco, la quale ne affidò il governo a suo cognato, lo spagnolo Giovanni Torella. Resosi conto dell'importanza strategica del Castello, Alfonso ne fece consolidare le strutture, costruire una galleria in sostituzione della vecchia scala esterna e con un ponte lo legò all'isola, un ponte che poteva "essere battuto" dal cannone. Per finanziare questi lavori applicò un dazio su sale, ferro e pece, importati o esportati da Ischia. Concesse molti favori, "privilegi", agli ischitani, fra cui la proprietà di mezzo miglio di mare con spiagge, lidi e promontori; li esentò da ogni tipo di imposta e accordò anche privilegi d'ordine giurisdizionale, ecclesiastico e onorifico.

Gli succedette Ferdinando I, detto Ferrante, che fu costretto a combattere fino alla morte contro i baroni in rivolta. Anche il governatore del Castello, Giovanni Torella, non volle riconoscerne la sovranità e il re inviò truppe aragonesi che lo sconfissero. Torella si unì a corsari e alle truppe di Giovanni d'Angiò, riprese il Castello, ma morì in battaglia, sui monti di Campagnano. Ferdinando I abdicò, all'arrivo di Carlo VIII, in favore del figlio Ferdinando II, il quale fu costretto a rifugiarsi a Ischia, dove uccise il castellano, Giusto di Candida, colpevole d'intelligenza col nemico. Affidò l'isola a Inigo d'Avalos, marchese di Pescara e del Vasto, il quale la difese vittoriosamente contro Carlo VIII. Il re poté rientrare in Napoli e, alla sua morte, gli succedette lo zio Federico I, che ben presto si vide strappare il regno da Luigi XII, re di Francia. Chiese aiuto al cugino, Ferdinando II il Cattolico, ma questi, con il trattato di Granada, si era già accordato col sovrano francese sulla spartizione degli stati italiani. Federico si ritirò a Ischia ove visse per qualche tempo, poi preferì arrendersi ai Francesi e non a suo cugino Ferdinando che lo aveva tradito. Partì per la Francia, affidando l'isola al Marchese del Vasto. Quando si riaccese il conflitto tra Francia e Spagna, il re Federico ordinò di cedere l'isola al re di Francia. Inigo d'Avalos e sua sorella Costanza, fondamentalmente spagnoli, preferirono difenderla contro le galere francesi, facilitando così al gran capitano Gonzalvo de Cordoba l'occupazione di Napoli.

Nel 1504, Ferdinando il Cattolico diventò anche re di Napoli. Lo stato napoletano venne così riassorbito dagli Aragona, diventando per più di due secoli soltanto viceregno spagnolo. Ferdinando il Cattolico concedette il dominio a vita dell'isola d'Ischia a Costanza d'Avalos. Il "superbo scoglio", il castello, divenne il soggiorno di "gran capitani" e di governatori, di belle donne, quasi tutte principesse o dotate di peso politico, ma, soprattutto, "un cenacolo umanista del Rinascimento attorno a Vittoria Colonna". Vittoria sposò sul castello Francesco Ferrante d'Avalos, che fu poi il vincitore di Pavia, dove fece prigioniero Francesco I, re di Francia. In seguito alle ferite della battaglia, Ferrante morì. Era ancora molto giovane, la sua morte lasciò Vittoria Colonna in uno stato di profondo dolore. Quasi tutte le vicende storiche della prima metà del '500 ebbero come cassa di risonanza il castello: la battaglia di Ravenna (1512), la battaglia di Pavia (1525), il sacco di Roma (1527), la battaglia di Capo d'Orso (1528). E quando il papa, Clemente VII, per liberare Roma dai Lanzichenecchi, impegnò ornamenti sacri, tiara e gioielli, li consegnò a Alfonso del Vasto, il quale li diede in custodia alla zia Costanza d'Avalos sul Castello. Questo fervore di vita andò spegnendosi e già nel 1554 Ariadeno Barbarossa con i suoi corsari aveva saccheggiato, devastato e distrutto ogni angolo d'Ischia. Seguì l'incursione di Dragut (1546), per cui l'isola, secondo una descrizione del 1574, si presentava in uno stato pietoso e di grande povertà. Si trattava per lo più di marinai, pescatori e faticatori, insediati in villaggi, i cui lineamenti e limiti sono precisati nella carta di Mario Cartaro, allegata, nel 1588, all'opera del medico calabrese, Giulio Iasolino, che descrisse i bagni d'Ischia e i loro effetti medicamentosi. Durante il Viceregno Ischia venne divisa in tre Università: quella della Città e dell'Isola (l'attuale comune d'Ischia), quella di Forio con Panza, quella del Terzo che comprendeva Fontana, Barano, Casamicciola e Lacco, cioè, tutto il territorio mediano ("el tercio"). Restava, tuttavia, sotto la signoria dei d'Avalos e solo nel 1734 circa, ottenne l'autonomia, tornando al demanio.

Durante la guerra di successione spagnola, Napoli, quindi Ischia, passò sotto il governo austriaco e nel 1734 sotto quello borbonico con Carlo III. Durante la Repubblica Partenopea, nel marzo 1799, anche Ischia innalzò "l'albero della libertà"; ma già ai primi di aprile, la flotta inglese sbarcò sull'isola per punire gli insorti, dei quali molti finirono nelle prigioni di Sant'Elmo, altri sul patibolo, altri in esilio. Nel 1806, il Regno di Napoli fu dato a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone I, e nel febbraio dello stesso anno i Francesi occuparono l'isola d'Ischia e vi installarono presidi per rispondere agli attacchi della flotta inglese. I Francesi iniziarono una politica di riforme: abolizione della feudalità, riforma dell'anagrafe e dello stato civile, riforme nella giustizia amministrativa e giudiziaria, riforma del sistema tributario.

Nel 1808 salì sul trono di Napoli Gioacchino Murat, il quale azzardò qualche mossa politica indipendente da Napoleone, ma nel 1815, sconfitto a Tolentino e costretto ad abdicare, si rifugiò a Casamicciola - alla Sentinella- da dove ripartì per tentare di riconquistare il regno. Catturato a Pizzo Calabro, fu fatto fucilare dai Borboni. Dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando rientrò a Napoli con il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie, essendo di nuovo i due regni riuniti. Ischia venne aggregata al Distretto di Pozzuoli e il Castello, che già nel 1799 era stato adibito a bagno penale, venne annesso al demanio e diventò ergastolo ufficiale.

Sotto Francesco I, re delle Due Sicilie (1825-1830), molte calamità si abbatterono sull'isola d'Ischia, fra cui il terremoto del 1828 che ridusse un cumulo di rovine Casamicciola. Con Ferdinando II anche Ischia fu inserita in un vasto programma di opere pubbliche: rete stradale, cavo telegrafico Ischia-Continente, chiesa di Portosalvo e, soprattutto, l’apertura del Porto che aprì nuovi orizzonti all'economia isolana. A Casamicciola i Borbone aprirono la bella strada Ferdinandea (oggi Principessa Margherita), la strada Maria Teresa (oggi Via Garibaldi), la Strada Regia, oggi detta la Borbonica, strada rotabile a mezza costa, che da Forio, passando per il Fango, arriva al Maio. A Forio s'interessarono e intervennero per il molo e la chiesa di San Vito. La storia delle dominazioni ad Ischia termina nel 1860 con l’unità di Italia.

Il Castello Aragonese


Alto 115 metri vi si accede attraverso una strada scavata nella roccia e voluta da Alfonso I d'Aragona intorno al 1447. Fino ad allora l'accesso al castello era costituito da una scala esterna, di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che dà su Vivara. Oggi, fortunatamente, è possibile raggiungere il castello anche con un comodo ascensore.
Il ponte che congiunge l'isolotto all'isola, fu fatto costruire dallo stesso Alfonso I e fu rifatto intorno al 1770. A metà del cunicolo di accesso vi è una cappellina dedicata a S. Giovan Giuseppe della Croce. Qui il vescovo d'Ischia, Agostino Pastineo (1534-1548) aveva fondato una cappella con un beneficio intitolato a S.Leonardo Abate di patronato della sua famiglia.


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Arrivati in cima al castello ci si imbatte nei ruderi dell'antica cattedrale, bombardata nel 1809. In un pilastro si vedono ancora le strutture della chiesa trecentesca coperte dalle successive ristrutturazíoni della chiesa.


Era a tre navate con cappelle laterali, in alcune delle quali si intravede ancora qualche traccia di affresco. All'altare in fondo alla navata di sinistra, nel 1503, si celebrarono le nozze tra Ferrante d'Avalos e Vittoria Colonna. Nella cripta che risale al XIII secolo vi sono ancora diversi superstiti affreschi del secolo XIV.

Uscendo dall'ingresso di sinistra della cattedrale troviamo l'antico palazzo episcopale e subito dopo la chiesa e il convento delle monache di S. Maria della Consolazione, fondato nel 1574. La chiesa si distingue nel panorama del castello per la svettante cupola costruita nella seconda metà del secolo XVIII. Nel 1809 le Clarisse abbandonarono il convento e la chiesa di recente costruzione, le cui spese avevano portato il convento quasi sull'orlo del fallimento, e andarono ad abitare quello lasciato libero dai Padri Conventuali presso la chiesa di S. Antonio, dove sono rimaste fino a quando, nel 1911, con la morte dell'ultima clarissa, il convento scomparve definitivamente. Nei sotterranei della chiesa vi è il cimitero delle monache, uno stretto cunicolo dove i cadaveri venivano lasciati a decomporsi. Alle spalle della chiesa vi è il maschio aragonese in parte distrutto.


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La chiesa ottagonale di S. Pietro a Pantaniello risale al periodo rinascimentale (metà sec. XVI) e conserva ancora tutta la sua grazia architettonica. Le carceri si trovano nella parte più alta del castello. Qui nel periodo risorgimentale furono detenuti alcuni patrioti. Oggi questi locali sono adibiti ad esposizioni temporanee. I recenti lavori di restauro hanno eliminato il tetro aspetto che ancora conservavano fino a qualche decennio addietro.


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Alle spalle delle carceri vi era la chiesa di S. Maria dell'Ortodonico, della quale vi è ancora qualche rudere. Anche della chiesa della Madonna della Libera resta qualche traccia. Delle altre esistenti sul castello: l'Annunziata, San Nicola, Santa Barbara, S. Maria della Carità, non esistono più testimonianze architettoniche.